chemistarchery
sabato, 02 febbraio 2008

"La più parte degli uomini è eroticamente cieca, poiché commette l'imperdonabile malinteso di scambiare eros con sessualità. L'uomo crede di possedere la donna quando la possiede sessualmente, ma mai la possiede meno di allora. Infatti per la donna la sola relazione che conti è quella erotica." Carl Gustav Jung

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domenica, 20 gennaio 2008

La mia Città

 

Stamattina alla finestra ho alzato lo sguardo oltre la tangenziale. Sui raccordi ho visto le macchine danzare con le ciglia attive, in un apri e chiudi velocissimo, per scansarsi l’acqua dagli occhi. Guardo giù. Fili d’erba sparsi, qua e là per il viale su cui mi affaccio. La mia vicina cammina. L’ombrello aperto la protegge dalla pioggia e dal mio sguardo. La finestra è chiusa, il vetro appannato. Faccio il gesto d’un saluto…insonorizzato.

Mi sono alzato presto dal letto stamattina. Mi ha svegliato il tintillare della pioggia. Ho avuto quasi paura che i muri trasudassero il cielo. Stamattina è piovuto il cielo, il mare, i sogni tutti insieme in un tratto di tempo tra il mio risveglio e la sveglia. DiiinDì  DiiiinDì  DiiiinDì. Si chiama inFausto, lo squillio inopportuno del microfono. L’ho ribattezzato al suo secondo giorno di lavoro. Il primo giorno: apro la scatola e c’era scritto “SuONY”. Odio quella sveglia, ma stamattina l’ho preceduta.

Mi piace quando piove, quella sensazione di malinconia, che tutto sembra immobile, saldato al cemento, premuto dalle lacrime del cielo. Le macchine annaspavano come natanti aggrappati a salvagente neri. Le osservavo stamattina dalla mia finestra. Sì, fin qua ci siamo…anzi no! Scusate, vi ho mentito! Non pioveva affatto stamattina. Vi ho preso in giro. Il cliché della pioggia ha il suo fascino, bisogna ammetterlo. Volevo solo distogliere la vostra attenzione, la mia attenzione su ciò che sentivo premere da dentro, stamattina, quando mi sono affacciato alla finestra, alzando lo sguardo oltre la tangenziale. Un pensiero, una voglia, che mi sembra patetico parlarne. Ma forse è meglio. Forse è meglio il ‘pathos’ che il silenzio di chi si nasconde….facciamo così:

Ho alzato i miei occhi. Cercavo una fuga dai miei sogni strani, una vita oltre la tangenziale. Stamattina. Oltre i raccordi anulari. Ma c’era ancora tangenziale ed ancora. Ed ancora. Così abbasso lo sguardo dall’orizzonte. La mia vicina cammina sul viale sotto casa. “CIAOOO; COME STAI?”  “BENE” .. Sorride. Sorrido. Le mando un bacio. Pare siamo sincronizzati. Mi sveglio io e lei è appena uscita. Sono le otto, in effetti potrei fare più presto. La sveglia ha già suonato da un pezzo. Ora tace, timorosa dei miei pugni. La città è già sveglia. La guardo che si staglia ovunque, collegata alla tangenziale coi raccordi che sembrano le liane della giungla. Stamattina alla finestra. C’è tutto un groviglio di liane ed alberi. I palazzi sembrano usciti da sotto terra, scavando come talpe. Le fronde arrivano fino al cielo, si aprono in una nube di smog e grandi foglie, piante sempre grigie. Certi giorni c’è così tanto smog che il cielo non si può amare. Appare tetro e impenetrabile. Ti lascia solo sognare che ci sia qualcosa oltre. Ti lascia immaginare, con questa immaginazione rattrappita e fiacca, drogata da troppe sconfitte. Poverina. La immagino calcolare autobus ed orari, districarsi nel traffico. Attraversando la strada, si sente una cerva braccata. Se non l’attraverso, mi sento prigioniero della piena di un fiume. Ce ne vuole di arte per vivere in città. Per sopravvivere: un sacco di immaginazione!

La mia città è una palestra per il cuore. Specialmente la sera, quando torno in macchina stanco i cartelloni pubblicitari mi confondono i sensi, e le luci poi mi affliggono. Abbaglianti. E la gente che è sempre più nervosa man mano che scende il soleeeee OLè appena è sceso esplode un bordello di clacson e sfuriate frenate ringhiate broooon bruuuum. Dove sei? Mister muscolo idraulico gel? Aiutami a superare la fila. Diventare ruscello che scorre veloce, oppure acido che liberi queste tubature ostruite, le strade, le città, le menti. “Tieniti forte” mi ripeto. Così mi faccio coraggio e le mie sinapsi si tendono come i fili per stendere la biancheria. Violate, oltre i confini del sodio. Mentre il cuore pompa nelle vene, avvelenate da anidridi e solfati, amore ed odio.

A volte sento il bisogno di evadere. Cammino e penso ad altro. Sogno di calpestare un manto d’erba, di attraversare vaste radure luminose e boschi dagli odori aspri, di muschio che cresce sopra ai sassi, di rugiada e frutti. Sento gli uccelli fringuellare giocosi, i cinghiali agili che correndo fanno scrocchiare gli arbusti. Poi ad intervalli c’è come uno strano “silenzio” tutto intorno  …immaginifica sensazione. C’è come un’atmosfera di saggezza: ogni filo d’erba, ogni radice, ogni stelo, ogni bocciolo sembra infinito, ogni momento è infinito, ogni forma della natura mi consola. POOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO “coglione! È rossooooooooo!”. Avevo scambiato un albero per il semaforo. In effetti mi chiedevo cosa fosse quel grosso frutto comparso di colpo. POOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO rumori soprani baritoni contralti, fruscii e rombi…c’è uno strano odore di grigio nell’aria. Un tizio accosta. Gli è andata in fumo la marmitta. Sono scappato subito a casa. Poi a nanna, sotto le coperte che ti avvolgono consolanti…immaginifica sensazione…torno nel bosco.

Ho cercato oltre la tangenziale stamattina. Oltre i raccordi: palazzi pesanti posati come bicchieri, riempiti di vite e coscienze: mammiferi bipedi, pochi peli, infanzia lunga, uso differenziato di gambe e braccia, ghiandole mammarie, uso del linguaggio, parole su parole. Le parole. Le parole sono il diavolo. Così oggi non sono uscito. Avevo paura. Sono rimasto a casa. In silenzio. A contemplare lo spettacolo dentro me stesso. Stamattina. A cercare i miei fantasmi, per stanarli dai buchi che hanno scavato. Mi ha ispirato una poesia: “La circospezione del silenzio”. Ma non l’ho mai scritta. È la mia opera meglio riuscita. Se penso che me l’ha ispirata la tangenziale mi da una strana sensazione. Per questo è da stamattina che non mi affaccio alla finestra: per questa strana sensazione di desolazione. È tutto grigio, se guardo dentro casa ci sono più colori. C’è anche la piccola finestra virtuale. Se ci guardi dentro puoi osservare altre mille finestre virtuali, anche se la mia prende solo una decina di canali. Avete presente uno di quegli apparecchi che si trova a casa dei nonni, che fanno un rumore strano quando l’accendi o cambi canale? L’ accendo pzz per distrarmi faccio un po’ di zapping…

…un boato una grande luce ho sentito mia figlia che urlava che aveva sentita il botto si conclude così la trage pzz scusa ho bisogno di qualche ora visto che il marito pzzz son stati fatti dei tentativi rispetto alla spettroscopia pzz chi sistemerebbe le scatole di pizza cos pzz vuole farmi andare sui nervi quella Orazio devi promettermi che convincerai Giulia la figlia di Adelina di dire a Marisa pzz dimmi che stavi scherzando amore pzz apriamo la bust pzz splendido splenden pzz come pensate di pzz capelli neutro pzz abbona pzz am pzz faci pzz fa pzz re pzz un pazzo filmato davanti al municipio che urla a squarcia gola parole senza senso, uno scoop sensazionale, ecco a voi il filmato …BISBIIIIGLIA UUURLA E S’INCAZZA BLATERA SI AVVOLTOLA IN DISCORSI INFINITI D’INFINITE INESTRICABILI PROBLEMATICHE, SENZA CAPIRE, SENZA COMUNICARE ALCUN SENSO. TUTTI COMUNICANO…LA TV COMUNICA SENZA CAPIRE…SENZA COMUNICARE ALCUN SENSO. BASTA CON LE PAROOOOLE! LE PAROLE SONO IL DIAVOLO! MAMMIFERI, LUNGA INFANZIA, POCHI PELI, USO DIFFERENZIATO DI GAMBE E BRACCIA, COMUNICANO, LITIGANO COME BAMBINI, LUNGA INFANZIA, MOOOOLTO LUNGA. IL CIOCCOLATOOO! TUTTI NE VOGLIONO UN POCHETTO Più DEGLI ALTRIII! IL TONO DELLA DIGNITà, SI DANNO IL TONO DELLA DIGNITAAAAAAA!!! COMUNICANO, CARTELLI PUBBLICITARI, MODELLI E MODELLE COSì BELLI NON SONO MAI ESISTITI SONO FIIINTIIIIII! È IMPORTANTE DARSI UN TONO. IL POTERE COMUNICA PORTA PER PORTA. IL POTEREEE! COMUNICANO DA DIETRO I PORTONI E I CANCELLI!!! NON SI CAPISCE UN CAZZOOO!!!! pzz con alice pzz non mentivo sul lavoro Mike pzz quella leggenda della sindo pzz tentativi perché nel 2002 mi madre si è amma pzz  le tue scarpine oiè pzz.

Quando spengo la tv, tutta quella gente che si agitava sui palcoscenici della notorietà davanti ai miei occhi un secondo prima, un secondo dopo svanisce. In un clic li ho uccisi tutti in una volta ed ora c’è solo il nero catodico. Tutti in una volta. Mmm…”tutti in una volta” e poi si lamentano del terrorismo internazionale. Ma il terrorismo è in tutti noi. Si aggira nelle nostre case, tra le nostre piccole azioni quotidiane. Sboccia anche, seppur in minuscoli fiori, all’apice dei nostri più futili intenti. Ad esempio quando uno spegne la tv e li uccide tutti in una volta, assapora il lato oscuro del potere. Il genocidio giornaliero del popolo della tv. Il primo terrorismo è ucciderli tutti così. Il secondo è riportarli in vita ogni volta che si vuole con uno stupido banale clic. Ma Basta! Mi sto facendo prendere dalla tristezza! Masturbazioni mentali! E che sarà mai una ventina di tasti di plastica e un tubo che spara fotoni! Ma si! Che sarà mai! Tutt’al più che ho cose più importanti da raccontare. Ad esempio che oggi ti ho pensata! Già! Ti ho pesata intensamente e non volevo lasciar andare via quel sogno in cui ero caduto. Volevo che restasse ancora un po’ con me per tenermi compagnia, per scaldarmi un po’, visto che ho anche la stufa rotta. Al solito ho dovuto fare da solo! Perchè è arrivato lui, il tuo lui, ad invadere i confini dei miei sogni! Mi sono svegliato di colpo: rabbia. Devo sfogarmi sennò esplodo! Così mi metto alla macchina da scrivere: appena seduto davanti alla tastiera il foglio bianco mi guarda. Lo guardo. Poi i nostri intenti s’incontrano e… Clic clic clic cla clic clic cla slac frrrrrsh … clic clic cla clic clic clic clic clac frrrrrsh …

 

Dio! Eravate maledettamente belli insieme! Sentivo un piacere puro sprigionarsi in te quando stavi accanto a lui. Non c’era cattiveria nelle tue parole. La tua voce, una carezza. Non c'è brama nel tuo piacere, non c'è amaro nel tuo odore. Puro, dolce. I boccoli si posano sulla spalle, soffici. Sei discreta nelle movenze, ma è forte e invadente la tua luce. La gioia che spiri trapassa ogni paura. Esplode un coraggio nuovo in me, il segno che mi sto innamorando. Ma c'è nell'aria qualcosa che mi allontana da te...il tuo solo lui. Quando ti allontani non ti volti a salutarmi. Così. Come se niente fosse. Come se non ti fossi accorta. Sono stato bravo allora. Celare. Celare è un arte concessa a pochi. I più contengono forzatamente le emozioni, imprigionate nel cuore, in una stasi immobile e fredda. Io invece conservo tempeste di lava, faccio attenzione a trattenerle bene ad ogni sospiro. Tu non devi sapere. Piccole dighe svuotano il cuore. Lentamente riverso flussi impercettibili di calore sul mondo. Dolci, lenti, scorrono in canali nascosti sotto le parole senza senso, attraversano inosservati le grotte sotterranee delle cose non dette. Per sentieri di fortuna, si districano come serpi tra le dune dei silenzi, tra un sorso di birra e l'altro, tra una canzone e l'altra. "Mi scusi, potrebbe abbassare? La musica è fortissima e qui non si può nemmeno parlare!". Così ti allontani...lui ti abbraccia. Come se niente fosse il cielo continua a splendere. Le stelle. Il sonno. L'oblio. Lo invoco nelle notti di luna piena, quando ogni impeto si esalta, quando l’amore vuole uscire dagli argini in cui l’avevo costretto. Vuole esplodere. Preme. Vorrei dissolvermi in quell’onda! Vorrei questo in quei momenti! Vorrei essere nulla e tutto. Invece so che soffrirò. Che lo spirito di luna strattonerà le mie membra, i miei muscoli, i miei nervi. Tesi, resteranno. Resisteranno, conterranno. Tendini lacerati ad ogni inserzione, ed ogni osso tiene duro. Il cuore batte stanco e mi rivela le coordinate: nei suoi stenti leggo la mia incolmabile distanza dal firmamento. Le luci in cui vorrei perdermi del tutto. L’incolmabile distanza dai miei sogni. Diventare tutto. Diventare nulla. Vederti ancora. So che quando accadrà sarò un po' più forte. Un po' più vicino ai crateri della luna, ai teoremi del sole, ed ogni goccia trasportata dal vento si poserà sui miei tremiti forti come una carezza impercettibile. Come il fruscio del pulviscolo contro una roccia. Come una fibra di luce che si aggrappa ad un ramo, all'ombra di alte fronde. Come un amore che non riesco quasi più a sentire, perchè il dolore preme. Preme. Come un piacere che si gela tristemente, fiore di pesco intrappolato nel ghiaccio. Sarà così la prossima volta che ti vedrò. Farò così la prossima volta, come se niente fosse. Farò così: "Ciao come stai?" "Bene grazie e tu?" "Bene. Anzi benone! Oddio...scusa ma non ricordo come ti chiami!" "Ma come non ricordi? Mi chiamo 'ennesimasperanzadissolta' "  "Ah già, è vero!"

                                                                  

Pochi peli, infanzia lunga, uso differenziato di gambe e braccia, ghiandole mammarie, uso del linguaggio, abitudinari, abili costruttori, l’uso spropositato della geometria li ha resi confusi. Sono bellissimi. Bellissimi e assetati di bellezza, con questa voglia immensa di felicità. Ma non trovate che siano un po’ tristi? Con questa voglia immensa di bellezza, che non trova pace?

Basta! Basta con questa messinscena! Vi dico la verità. La vera verità! Ho alzato i miei occhi oltre la tangenziale stamattina. Mi affaccio alla finestra e pioveva! Da questa finestra che è il mio pezzo di cielo in affitto. Mi ha svegliato presto il tintillare della pioggia. Non mi ero mai svegliato così presto. Ho visto le poche macchine danzare sui raccordi. A quell’ora c’è poco traffico. Così ho deciso di uscire. Volevo farmi un giro in auto sulle strade deserte. Sentire cosa si prova. Non ve l’ho detto perché pensavo fosse stupido: “sentire cosa si prova a guidare su strade deserte”, che infantilismo!

Sono sceso in cortile. Andavo verso il garage e…che strana sensazione: sono uscito di casa prima della mia vicina. Chiave. Bruuummm. Un attimo dopo sono sulla tangenziale, poi la prima uscita. Cavalco le onde sul raccordo, la liana mi porta più vicino al centro della giungla. Eccomi su un viale. Il semaforo che è rosso stoppa il tempo. Tutti fermi sull’attenti. Ai semafori mi piace osservare gli altri. Faccio sempre tante considerazioni tra me e me. Ad esempio stamattina ho pensato che, nonostante l’aria condizionata, i sedili riscaldabili di pelle, lettore mp3, dvd, schermi al plasma con play station integrata, sensori per il parcheggio, navigatore satellitare, frigo bar, le auto sono scomode. Catafratti da battaglia: c’era una lussuosa carrozza armata sulla seconda. Il bimbo sul sedile posteriore giocava con la condensa, nonostante la play station. Mi tende la mano. Il finestrino è appannato. Fa il gesto di un saluto…insonorizzato. POOOO. È verde. Poco dopo eccomi arrivato. Accosto e parcheggio. Proprio come mi hanno insegnato alla scuola guida. “Appoggia la mano e controlla dietro! Stai attento”. Controllo dietro. Sto attento. Scendo. Il municipio. Lo guardo. Mi guarda. Poi i nostri intenti si scontrano. E comincio a urlare.

Vi piacerebbe vero? Splendido finale. La bugia nella bugia. Invece no! Non urlo! Invece vi scrivo che prendo una delle bombolette spray che tengo nel cofano e in rosso scrivo sul grande portone di legno: “Le parole, le parole sono il diavolo!”. Bello eh? Ma è già visto, già noto. La bugia della bugia nella bugia. Già detto, già fatto. Forse è meglio tacere! Ecco, geniale! Tacere. Celare. È un’ arte concessa a pochi. Mi piace! Particolare! Non detto, non visto! Ok, deciso, non scrivo più. Il racconto finisce qui. Sto per terminare. Tre. Due. Uno. Pzz.

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domenica, 20 gennaio 2008

                                                    Viaggio nel tempo: Neurofollie

 

 

 

… clip … (on)

­­se devo dare un messaggio

alzato al rango di un bel coro,

perché prendermene tanta voglia?

perché scusarmene?

Mi sento sì legato

all’una o all’altra briglia

come un bufalo a scuoiare!

Perché abbattere la sveglia del destino?

ci ha pensato qualcun altro

contromiavoglia o “perché no?”.

Mi han lasciato spesso sveglio

…nella notte a brontolarrimurginare

In un angolo del letto

 

 

 ARTHUR:                       Volgo l’anima all’attesa di quel che già mi aspetto!!!

 

 

Un drin drin… mi strilla il petto

senza il candido pudor

esce fuori un diavoletto

che mi assale: “oh, perché no?”

Vibra, vibra l’angioletto

Vibra a stento e morirà

 

 

ARTHUR:                        Già mi affretto nel delirio a uscirne…volgo pagina al sognar!

attonito intrapreso a raccogliere inutili attimi di gioia negli ultimi meandri rimasti lucidi nella mia mente infettata da fantasmi e risonanze magnetiche, controversie assordanti

nella guerra che scarichiamo…

…da dentro al mondo, nonostante il suono del…

 

 

… clip … (off)

 

 

 

DOTTOR J.L.W.  :           Basta! Lo stai facendo di nuovo. Cadi in trans! Non riesco a capire da dove vengano questi sintomi.

Arthur, mi piacerebbe continuare la nostra visita, ma credo che ti faccia male riascoltare queste registrazioni, sarebbe meglio che io me ne vada. Continueremo un altro giorno!

 

ARTHUR:                         No aspetta, credo di potercela fare…voglio andare a fondo oggi…vogli scavare fino in fondo. Voglio risolvere. Vorrei dimenticare, dimenticare per sempre!

 

DOTTOR J.L.W.  :           Ehi, ehi!

 

 

Il Dottor J.L.W. pose le sue mani sulle braccia di Arthur. Cercando di frenare i suoi movimenti. Sembrava invasato: Arthur si agitava. Aveva strane convulsioni. Piccoli tremiti veloci, e col torace ruotava tracciano come una circonferenza in aria. Perché? Cosa voleva esprimere il suo corpo? Quale cerchio nella vita di Arthur era rimasto aperto?

 

 

DOTTOR J.L.W.  :          Come ti senti?

 

ARTHUR:                        Ondeggia la memoria

e le gemme del passato

vengono fuori come spiriti dalla sabbia,

riflette nella storia

la mente la sua rabbia

la sua rabbia, la sua rabbia !

 

 

                    … clip … (on)

 

folle volo…!

i poeti creano ombre

che giungono dall’alto

che ti guardano curiose!

che ti osservano giocose:

tu l’arena e lor lo spalto!

 

Il dottor J.L.W. aveva numerose registrazioni. Risalivano ad anni prima. Anni in cui Arthur stava molto male. Anni in cui il sonno dalla ragione creava mostri. Anni di elucubrazioni e tormenti. Anni che non era ancora facile per Arthur, nonostante fosse ormai in via di guarigioni, riportare alla luce. Ma Il dottor J.L.W. sapeva che era necessario per Arthur rievocare il passato. Sapeva, ma provava tanta pena per lui. Forse pensava fosse meglio fare le cose con calma, o forse stava meditando di lasciarlo andar via così, senza aggiungere altra carne al fuoco. Forse Arthur sarebbe guarito da solo col tempo.

 

 

 

ARTHUR:                         SPEGNILOOOOOOOOOOOOO!

 

DOTTOR J.L.W.  :           Scusa, è partito da solo. Che strano! Tranquillo! Vedi? Tolgo il nastro! Così non avremo altri incidenti! Ma tu dimmi! Parla! Dimmi di cosa stavi parlando? Con chi stavi parlando?

 

ARTHUR:                         Non ero io che parlavo! Era una voce dentro di me! Mi accorgo                 solo adesso che mi aveva…. p r e s o …sì mi aveva preso.

                                         mi ha soffocato! Non riuscivo a liberarmi! Avevo i brividi ma è strano! È strano perchè lo ric ord oso loa des so!

 

 

Un attimo di panico: una corrente di  vento gelido era entrata nella vita di Arthrur, e subito ne era uscita. Il dottore rimase toccato da quella vicenda, eliminò ogni traccia e non ne parlò più a nessuno. Arthur non volle più pensare a ciò che gli era successo e rinchiuse quegli orribili ricordi nella sua memoria, per non farli mai più uscire. Solo a volte passeggiando per la città gli venivano in mente dei versi, come dei richiami, che riecheggiavano a basse frequenze dal suo passato.

­­­

 

 

Ahahah!

Nell’anima carburano identità perverse!

             e se non ne hai intuita alcuna

ricorda che il tuo male vien da dentro:

se è il tuo cuore ch’è corrotto!

E se capiterai un giorno

in questa strana malattia,

stanne certo che il ritorno

è già lontano!

Non serve!

dimenarsi è vano!

 

 

La tecnologia era arrivata avanti in campo medico e gli avevano prescritto delle pillole!

-“Quando senti ancora quelle voci strane, prendine una!”- i componenti dell’equipe del dottor J.L.Werther erano stati molto chiari. Sapevano che quel malessere non era ancora perfettamente curabile: i medicinali erano solo un diversivo, mentre attendevano dagli istituti di ricerca delle cure più efficaci.

Arthur condusse così una vita più o meno felice, come pochi in quel periodo.

“Accennare all’infelicità, il suo unico male apparente”, come diceva la diagnosi del Dott. Werther. Pensate! L’infelicità! Un malessere talmente primitivo, ma che nonostante la nostra modernissima tecnologia è riuscito a perdurare fino al 2050. Assurdo! Una vergogna per la scienza! Ma di certo poco male per un umanoide di venticinque anni, settantadue chilogrammi di peso, catalogazione di razza euro404, dimensione della materia grigia utilizzata oscillante tra il livello2 e il 4,5, pianeta terra.

Era quasi riuscito a liberarsi da una malattia tanto temibile quanto rara. Un male che attacca il sistema neuorologico organizzativo a cui abbiamo dato il nome di “crisis licterorum” o meglio, come si usava dire e scrivere nei millenni trascorsi, “poesia”.

 

 

 

 

(dal quaderno del Dottor J.L.W.)

 

Pianeta Nemesis. Apollo-24°-2050

Un disturbo del sistema nervoso centrale, che compromette contemporaneamente la capacità cognitiva e la gestione emozionale. Un disordine del sistema neurologico organizzativo a cui abbiamo dato il nome di “crisis licterorum”, per via degli strani sintomi: una insolita nevrosi interiore che si esterna solo attraverso pensieri e parole. Nessuna forma di somatizzazione. Abbiamo tenuto Arthur sotto osservazione per diversi giorni. Poverino. A volte scrive per ore ed ore, senza nutrirsi nemmeno. Credo che sia un meccanismo di difesa. Credo che in qualche modo cerchi di analizzare la sua condizione, scrivendola, organizzando i pensieri in maniera organica. Non avevo mai visto nulla di così affascinante. È come osservare in prima persona una tappa dell’evoluzione. Mi viene in mente a tale proposito la frase di un antico sapiente umano di due millenni fa. “ Se volete comprendere il processo mentale, guardate l’evoluzione biologica e viceversa se volete comprendere l’evoluzione biologica, guardate il processo mentale”. Era Gregory Bateson. Questi umani! Li studio da così tanto tempo ormai! E non hanno mai smesso di stupirmi!

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mercoledì, 02 gennaio 2008

I§Mars

 

“Cadranno le alte torri della Superbia! Abbatteremo i cancelli della Paura! Un esplosione d’amore, fatta di fuoco e luce, aprirà un varco in queste mura, fatte di maschere e calce dura! Queste mura che sono la Roccaforte dell’Ego! Queste mura che possono proteggere i raccolti del Cuore, o ostacolare gli scambi dei suoi Sentimenti! Queste mura, che saranno biscotti friabili sotto i colpi del nostro assedio!

Abbiamo già conquistato gli avamposti! I nostri Catafratti della Fortitudine hanno già occupato le alte Colline dell’ Illusione, limitrofe alla Rocca! Aspettano con pazienza l’arrivo dei Genieri della Pazienza, che monteranno i Trabucchi, infiammeranno i Grandi Proiettili infuocati della Poesia, preparandosi al tiro!

Intanto le nostre legioni della Fanteria del Coraggio, avendo già terminato la guerriglia con l’esercito della Rocca, si dedicheranno ad invadere i villaggi vicini, rompere i legami di vassallaggio con i capi villaggio, distruggere i fertili Campi dei Luoghi Comuni e avvelenare i Ricchi Fiumi delle Parole di Circostanza, che alimentano l’esercito della Rocca! Isolata con le sue ultime scorte, prevediamo la sua caduta in poche settimane!

Dopo la Prima Grande Battaglia d’Impatto, la maggior parte delle nostre truppe sono stremate e affamate! Perciò mentre prepariamo l’assedio, cercheremo di guadagnare tempo per il riposo, ma non troppo! Le risorse della Rocca sono molteplici e il tempo potrebbe giocare a nostro sfavore!

[continua...]

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domenica, 21 ottobre 2007

 

Cercando la fuga, la libertà, la gioia, la vita…La luce che si può sperare arriva sempre tardi.

Il cielo non si può amare oggi. Appare tetro e impenetrabile.

Il sogno, il sogno fa la differenza. Il sogno senza diffidenza senza paura, senza ingegno, il sogno libero da ogni studio, odio, contegno, congegno.

E le tenebre sono il limite da superare, sono un luogo di circospezione,

una palestra per il cuore, una notte che può essere breve o infinita a seconda di come sappiamo sognare. E la luce è una donna bellissima, che profuma di sesso dolce, di nettare e ambrosia, è una storia lunghissima che non ti stanca mai, è un cielo chiaro di stelle, è un bosco che si erge fantastico e immenso; frutti e cortecce forti e canti d’ogni animale, e il tepore del vento ch’è un frusciare di foglie, mentre il sole si fa spazio tra i rami.

E c’è come uno strano silenzio tutto intorno    c’è come un’atmosfera di saggezza:

ogni filo d’erba, ogni radice, ogni stelo, ogni bocciolo sembra infinito, ogni momento è infinito,

ogni forma della natura mi consola.

In lontananza…rumori soprani baritoni contralti, fruscii e rombi…c’è uno strano odore

di grigio nell’aria. Il cielo s’adombra, la campagna s’intristisce, ogni forma ogni colore

sfiorisce man mano che si avvicina alla tangenziale. La città si erge. Crudele.

Palazzi pesanti posati come bicchieri, riempiti di vite e coscienze, mammiferi bipedi…

…pochi peli, infanzia lunga, uso differenziato di gambe e braccia, ghiandole mammarie,

linguaggio, parole su parole…le parole, le parole sono il diavolo.

Pochi peli, infanzia lunga, ghiandole mammarie. Comunicano tra loro, su loro, accanto a loro. Comunicano mentre guidano, mentre mangiano, in ufficio, nelle pause di riposo.

Comunicano tra i banchi di scuola.

Comunicano.

Le mie sinapsi violate, tengono duro oltre i confini del sodio. Mentre il cuore pompa amore

ed odio, osservo il mondo intorno:

 

Cartelloni pubblicitari, colori, vestiti, ciglia guance cosce seni occhi finti, le ragazze così belle non sono mai esistite. A casa la tv sbiascica, bisbiglia, urla e s’incazza, blatera, si avvoltola in discorsi infiniti d’infinite inestricabili problematiche, senza capire, senza comunicare alcun senso. Le parole. Le parole sono il diavolo. La politica comunica, la tv comunica…senza capire, senza comunicare alcun senso. Mammiferi, lunga infanzia, pochi peli, uso differenziato di gambe e braccia, comunicano, litigano come bambini, lunga infanzia, molto lunga. Il cioccolato può essere di tutti ma tutti ne vogliono un pezzetto di più, anche solo un pezzetto. Il tono della dignità. Si danno il tono della dignità. Comunicano, cartelli pubblicitari, modelli e modelle bellissime. È importante darsi un tono, qualsiasi tono. Comunicano. Portone a portone, cancello a cancello. Comunicano da dietro i portoni e i cancelli e non si sente un cazzo. Da sopra le torri, urlano. Dagli oscuri nascondigli sbraitano disperati e sussultano di dolore. Ma comunicano sempre. Pochi peli, infanzia lunga, uso differenziato di gambe e braccia, ghiandole mammarie. Sono bellissimi. Bellissimi e assetati di bellezza, con questa voglia immensa e morbosa di felicità. Ma sono così tristi. Con questa voglia immensa e morbosa di bellezza, che non trova pace.

 

“Ogni anno le renne della tundra trasportano tribù di nomadi che percorrono migliaia di chilometri; e a vederli mi sembrano felici…ti sembrano felici?” (F.Battiato)

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domenica, 21 ottobre 2007

Sognando di lei e lui

 

 

 

Mi riempie il pensiero di te. Ti cerco dove fa buio,

dove le tue labbra vibrano in posa d’un piacere sognato,

dove l’odore è amaro, la pioggia rugiada che aspetta,

si consuma agl’ultimi raggi d’un tepore stanco, in fretta.

 

Nelle sere, lucida mente, c’è solo il vuoto che riempie.

Lo so, lo so! Non sei mia, non sei con me. Le lenzuola,

friabili petali, ti accarezzano il ventre, i seni, mentre

Il tuo umido cerca le sue mani, le dita, stupirsi ancora.

 

Ora scivola sulle tue gambe, ha il tuo odore. La pelle tira.

Una scossa l’attraversa. Prima della piena è già umida la riva.

Ecco ti sento. Ti vedo, ti accarezzo il viso, ma non ti accorgi.

Ammiro il tuo piacere che scema in un sorriso. Non mi scorgi.

 

Mi riempie il pensiero di te. Ti cerco dove fa buio,

dove le tue labbra vibrano in posa d’un piacere sognato,

dove l’odore è amaro, la pioggia rugiada che aspetta,

si consuma agl’ultimi raggi d’un tepore stanco, in fretta.

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mercoledì, 08 agosto 2007

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore

Jacques Prevert

 

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giovedì, 12 luglio 2007

                                

 

Cacciatrice di sogni

 

 

Densamente l’aria ammanta, umida per i giorni di pioggia, la sera.

Gravemente austera, soffoca ogni cosa intorno malinconica, la luna.

La forza del sole mi abbandona, si risveglia affamata la belva che sento

legatami al polso con catene forti: che liberarmene non scelga.

 

t i i   i    i     i       i         i        r       a       !

 

d  i  l  a  t  a  n  d  o   m   i   l   e   i  d  e   e

 

qui          s t r a t           t o n a        qui

 

qua   r r r r r i n g h i a    a    q u a l c o s a

 

teme teme teme

 

 

…il mio parer su lei: che teme di quietarsi un’altra volta….

 

 

altra volta:

Mi soffermai di scatto

alla vista di quel fiore

                              dannato fiore

dai colori mai notati pria d’allora

dagli odori che creavano

                              atmosfere lente

                              f  r   i  a  b  i  l  i   l  e  n  z  u  o  l  a

dettagli mai notati

consuetudini fatate

petali socchiusi

sapevano ammaliarmi in ogni intento

seducendo i miei tremiti irrequieti,

rendendoli contenti

creando nuove mete,

dai colori mai notati pria d’allora

dagli odori che creavano

                              atmosfere lente

                              f  r   i  a  b  i  l  i   l  e  n  z  u  o  l  a

 

…ma ripiegai di scatto

…spine al tatto

 

…il veleno, il veleno!

 

 

…la mia bestia corre e scalpita al pensiero…

freme ad ogni odore nuovo, caccia i sogni, le emozioni.

Piscia fuoco sopra i fiori.

 

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mercoledì, 11 luglio 2007

 

Con questo racconto si conclude una parte della mia vita...ora sono giunto alla fine del sentiero che avevo deciso di percorrere. Sono stanco e devo riposare. Ai piedi di un salice mediterò sugli accaduti della mia vita. Ora che ho migliorato la mira del mio arco, che le mie mani sono diventate più abili, i miei occhi più attenti, questo legno non mi basta più. Voglio fabbricarne uno nuovo, che sia più maneggevole e preciso, leggero ma potente, un altro più resistente.

Guardo le mie vecchie freccie, che hanno lasciato squarci indelebili nelle menbrane della memoria. Le guardo un po' fiero un po' vergognoso, perchè sono state agili e forti, ma non abbastanza, sono state efficaci, ma mai abbastanza. Così ne fabbricherò altre, facendo tesoro della poca arte che ho appreso.

Arriva per ogni guerriero il momento il cui l'arma che ha usato non gli basta più. Il momento in cui non vuole più adattarsi all'arma, ma vuole un arma che si adatti a lui. Così il guerriero diventa fabbro, e falegname per fabbricare un arma che meglio si adatti alle sue qualità; e intagliatore e artista quando decide di abbellirla. Mai invece un fabbro, un falegname, un artista può diventare un guerriero.

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mercoledì, 11 luglio 2007

 

La bestia e il bambino

[racconto a puntate]

Cap. 9

 

‘libertà’

 

 

Gli arti tramutando in bestiale geometria si coprivano di un manto nero. Una coda ispida si allungava dalla colonna sacrale: un residuo di tempi arcani lacerava la pelle, fuoriuscendo in quel presente di sensazioni viscerali. Una forza, che mai aveva sentito, penetrava in fauci che crescevano e gli allargavano il viso. Ed i muscoli dorsali lo costringevano a star giù sulle braccia e sulle gambe che aumentavano la mole. Sentiva di emettere un odore che aveva emesso solo quando era molto stanco dalla corsa o dalla caccia. E si ricordò delle zanne del fratello, cercandosi le mani, e non riusciva a congiungerle senza cadere sul petto. E il ventre non era mai stato così duro e sentiva dall’addome nuova vita che spingeva. E spingeva e spingeva, fino a raschiare la gola con un forte ruggito, ma non faceva male come quando ci provava da bambino, giocando a fare il leone. E sentiva odori a distanza che si attaccavano ad un naso umido di muco, e udiva suoni di ogni sottigliezza, tanto che all’inizio ne fu un po’ confuso. E una trama di sensi e voglie nuove, tessuta da quel istinto improvvisamente liberato, diede un ordine a suoi pensieri, poco prima confusi, storditi e sofferenti. Negli occhi si leggeva “Libertà”

 

 

 

 

spezzate. daivano ilme, dove la corse in riva al fiume, dove la gabbia del giovane amante incatenato era ormaite dalle onde di Un mattino presto dopo una luna piena e densa, tremarono le foglie e le più secche caddero nel fiume investite dalle onde di un rumore. Ruggiva la foresta ed il clamore s’insinuò nella testa delle ninfe, fin dentro i loro sogni, nutriti avidamente dall’estasi notturne… E tutti si allarmarono, improvvisamente desti, confusi da fumi ancora non smaltiti, impauriti si guardarono intorno, ruminando tra i pensieri, cercando la causa di ciò che li turbava. Alcuni si precipitarono a controllare la gabbia. La trovarono squartata. Segni di zanne, sventrata. “Quale bestia può averlo fatto?”. Un solo sospetto: “Che sia tornato quel lupo a liberare il padrone?” Poi ad un tratto uno strano silenzio, come un agguato. Le ninfe si guardavano intorno, impaurite nell’attesa che qualcosa si rivelasse loro, intanto scorgevano delle tracce: ”quattro, solo quattro zampe e non sei!”.

Il sole filtrava dalle fronde degli alberi, e sotto di essi tramavano tenebre e rumori. Satiri e Ninfe si riunirono, discutendo sul da farsi. Un ramo d’improvviso strepita a poca distanza e da esso balza nel mucchio un animale di grossa stazza, ringhia con i canini in mostra. Le ninfe tremano. I satiri, gelati dalla paura, non riescono a fuggire. L’animale li guarda con rabbia e parla loro:

“Sedotto, mi avete rubato l’anima e corrotto, ogni innocenza un lauto pasto, ogni gioia,

maturo frutto da succhiare! Rubata l’anima! Solo una parte di quel giovane è rimasta…

Quella che piangeva per il fratello perduto, quella che sperava rivedere il sole, quella che è rimasta sola, e nient’altro ha avuto se non clamore di musiche ossesse e fantasie iniettate!

Quella divisa dal fratello che mi proteggeva, ma rieccolo anche lui, qui davanti a voi, adesso siamo una cosa sola. Ho nutrito i vostri piaceri fino ad ora. Allo stesso modo voi nutrirete le mie fauci!”

 

Eromenos tramutato in lupo, quel giorno si cibò dei Fauni e delle Menadi che lo avevano imprigionato. Poi fuggi dal bosco verso la libertà.

Adesso corre veloce per foreste e praterie, non suona l’arpa, non riesce a tendere l’arco. Caccia con foga e digerisce le prede ancora vive, morsicandole ogni tanto. Col solo calore del suo corpo si protegge dal freddo delle notti. Solo una cosa gli manca. Il fratello perduto. “Chissà dove sarà finito!”. Lo cerca nella luna e nelle stelle.

Così spesso di notte, sentiamo degli ululati provenire dalla nostra mente, e non da fuori, e non sappiamo spiegarci il motivo. Sono come memorie arcane, scolpite nelle nostre anime che si avvolgono in spirali senza fine, tracciando le geometrie della vita umana. Ci ricordano delle vicenda di Agrios ed Eromenos, degli opposti, la forza e la grazia, che non hanno valore se non quando si completano a vicenda. Altrimenti tutto diviene caos e perdizione, senza via d’uscita.

postato da: yellowshadow alle ore 14:57 | Permalink | commenti (2)
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