La bestia e il bambino
[racconto a puntate]
Cap.2
‘ il parto’
Le Naidi erano le Ninfe dei fiumi e delle sorgenti, trascorrevano le ore tra dolci piaceri, incontri fugaci con satiri e mortali, gioivano della Natura generosa, facendo del bosco la loro dimora. In cambio di tanta ricchezza ripagavano la Madre Terra aiutando i suoi frutti, i suoi fiori, le sue foglie a crescere più rigogliose grazie al suono delle cetre fatate.
Le ninfe danzavano celebrando la primavera al culmine del suo splendore, solo Lara restava in disparte accanto alla sua cara sorgente. Intanto un armonia dalle deboli note accompagnava il fruscio delle acque. Il profumo dei pollini nell’aria era sempre più denso, i fiori sbocciavano ovunque qua e là nei posti più disparati. Da sotto un sasso, a pochi centimetri dal letto del fiume, tra le radici del grande salice che emergevano dalla terra. Un folla di colori sembrava riunitasi ad onorare il maestoso tempio della natura.
Lara sfiorava le corde dell’arpa. La sua musica evocava intorno alla sorgente un atmosfera sacrale: il salice una colonna, il letto del fiume un altare. La radura intorno, stilobate di prato. Dal basso rabescavano acanti, arrampicandosi fin sopra le cime delle fronde più alte. Da lì si potevano scorgere fregi di frutti maturi.
La ninfa interrompeva di tanto in tanto la sua musica, posava la cetra sul prato e con la mano destra accarezzava la consistenza del ventre. Notò che si era gonfiato dolcemente già in poche settimane. Un evento che le scolpiva sul volto una strana inquietudine e uno stentato sorriso, quasi materno.
Passarono i mesi e la pancia di Lara divenne sempre più evidente, stuzzicando la curiosità delle compagne. Lei se ne vergognava. Custodiva un segreto che non voleva condividere. Certe volte nelle sere di luna piena, sentiva qualcosa scuoterla dall’interno. Si contorceva e provava quasi ribrezzo per quel essere che si portava in grembo.
L’autunno portò ben presto i suoi colori tenui, mentre Eolo soffiava il vento caldo in altre regioni. Le foglie raggrinzivano sui rami degli alberi quasi spogli, cadendo poi coprivano di un manto marroncino il letto del fiume. I fiori rattrappiti si accasciavano. Sembravano chinare il capo, riverenti al dio Inverno, che varcava a passi lenti la soglia di quel tempio vivo.
Quando la neve ricoprì il paesaggio, fiocchi leggeri si adoperavano a creare ai piedi del salice un giaciglio per il parto. Si posavano con gentile cadenza, modellandosi sulle linee dei fianchi di Lara. La Natura è sempre molto premurosa nei confronti delle sue creature. Da questo la ninfa, ancor prima che per l’istinto materno, capì che una nuova vita era pronta a venire al mondo. Si sdraiò ai piedi del salice, aspettando…
Le ninfe accorsero a celebrare
con note che brillavano alla luce delle corde
e l’arpe riflettevano l’oro sul candore.
Dolore dolore dolore
Una delle ninfe si avvicinò a Lara asciugandole la fronte, un’altra lavorava a maglie strette un panno di lana pesante. Un’altra si accingeva ad accogliere la testolina che tentava di uscire. Tagliato il cordone ombelicale, il bimbo fu avvolto nel panno. Piangeva. Le ninfe lo tenevano a turno tra le braccia e ognuna offriva un dono nuovo. Chi una ghirlanda di fiori, chi una stella intrappolata in una gemma. Chi badava già a costruire una piccola arpa, chi tendeva un arco e chi le frecce fabbricava. Ornato di splendori lo posero tra le braccia della madre.
Lara era commossa. Si pentì di quella sensazione di ribrezzo che aveva provato in passato. Fu sorpresa da quel bimbo, che non aveva nulla di bestiale e non si leggeva che dolcezza sul suo volto. Non capiva come potesse essere nato dal quella belva. Tuttavia la vista di suo figlio le lasciò subito una senso di insoddisfazione. Quegli occhietti era come se si guardassero intorno in cerca di qualcosa. Si leggeva una mancanza nella sua espressione stranita. Lara la percepiva. Un sentimento che esplose in tremiti e sudore. I suoi muscoli cominciarono a contrarsi dalle spalle all’inguine con violenza inaspettata. Una fitta al ventre. Uno spasmo. Le ninfe accorsero e vedendola agitata, le tolsero il bimbo dalle braccia. Lara affondò le mani nella neve. Stringevano le radici sporgenti del salice. Sentiva che qualcosa premeva per uscire. Una delle compagne accorse subito ai suoi piedi. “Sono gemelli, gemelli!” esclamò, e ancora sangue, ma stavolta nessuno pianto umano. Un grugnito piuttosto, come un ringhio troncato dal freddo. Un cucciolo si faceva largo goffamente verso la luce. Quando venne fuori nessun panno caldo ad accoglierlo, nessuna ninfa osò toccarlo. Cadde sul manto bianco. Non riusciva a reggersi in piedi. Si dimenava per il freddo. Il liquido materno, una brina gelata, sosteneva i pochi peli che gli avvolgevano il collo in una lieve criniera. La testa leonina, il corpo lupesco. Nonostante le piccole zanne destava già timore. Le ninfe alla vista indietreggiarono disgustate. Non capivano, non potevano capire.
Lara invece riconobbe subito quella creatura. La accolse tra le braccia, proteggendola dal freddo col calore dei suoni seni. Poi volle subito l’altro figlio in braccio e di un panno fece un largo nido per entrambi. Li tenne fra le braccia finché versi e vagiti si placarono nella quiete del sonno.




