chemistarchery
giovedì, 21 settembre 2006

                                                                

                                                     La bestia e il bambino

                                              [racconto a puntate]

                                                                    

Cap.2

 

‘ il parto’

 

 

Le Naidi erano le Ninfe dei fiumi e delle sorgenti, trascorrevano le ore tra dolci piaceri, incontri fugaci con satiri e mortali, gioivano della Natura generosa, facendo del bosco la loro dimora. In cambio di tanta ricchezza ripagavano la Madre Terra aiutando i suoi frutti, i suoi fiori, le sue foglie a crescere più rigogliose grazie al suono delle cetre fatate.

 

Le ninfe danzavano celebrando la primavera al culmine del suo splendore, solo Lara restava in disparte accanto alla sua cara sorgente. Intanto un armonia dalle deboli note accompagnava il fruscio delle acque. Il profumo dei pollini nell’aria era sempre più denso, i fiori sbocciavano ovunque qua e là nei posti più disparati. Da sotto un sasso, a pochi centimetri dal letto del fiume, tra le radici del grande salice che emergevano dalla terra. Un folla di colori sembrava riunitasi ad onorare il maestoso tempio della natura.

Lara sfiorava le corde dell’arpa. La sua musica evocava intorno alla sorgente un atmosfera sacrale: il salice una colonna, il letto del fiume un altare. La radura intorno, stilobate di prato. Dal basso rabescavano acanti, arrampicandosi fin sopra le cime delle fronde più alte. Da lì si potevano scorgere fregi di frutti maturi.

La ninfa interrompeva di tanto in tanto la sua musica, posava la cetra sul prato e con la mano destra accarezzava la consistenza del ventre. Notò che si era gonfiato dolcemente già in poche settimane. Un evento che le scolpiva sul volto una strana inquietudine e uno stentato sorriso, quasi materno.

Passarono i mesi e la pancia di Lara divenne sempre più evidente, stuzzicando la curiosità delle compagne. Lei se ne vergognava. Custodiva un segreto che non voleva condividere. Certe volte nelle sere di luna piena, sentiva qualcosa scuoterla dall’interno. Si contorceva e provava quasi ribrezzo per quel essere che si portava in grembo.

L’autunno portò ben presto i suoi colori tenui, mentre Eolo soffiava il vento caldo in altre regioni. Le foglie raggrinzivano sui rami degli alberi quasi spogli, cadendo poi coprivano di un manto marroncino il letto del fiume. I fiori rattrappiti si accasciavano. Sembravano chinare il capo, riverenti al dio Inverno, che varcava a passi lenti la soglia di quel tempio vivo.

Quando la neve ricoprì il paesaggio, fiocchi leggeri si adoperavano a creare ai piedi del salice un giaciglio per il parto. Si posavano con gentile cadenza, modellandosi sulle linee dei fianchi di Lara. La Natura è sempre molto premurosa nei confronti delle sue creature. Da questo la ninfa, ancor prima che per l’istinto materno, capì che una nuova vita era pronta a venire al mondo. Si sdraiò ai piedi del salice, aspettando…

 

 

Le ninfe accorsero a celebrare

con note che brillavano alla luce delle corde

e l’arpe riflettevano l’oro sul candore.

Dolore dolore dolore

 

 

Una delle ninfe si avvicinò a Lara asciugandole la fronte, un’altra lavorava a maglie strette un panno di lana pesante. Un’altra si accingeva ad accogliere la testolina che tentava di uscire. Tagliato il cordone ombelicale, il bimbo fu avvolto nel panno. Piangeva. Le ninfe lo tenevano a turno tra le braccia e ognuna offriva un dono nuovo. Chi una ghirlanda di fiori, chi una stella intrappolata in una gemma. Chi badava già a costruire una piccola arpa, chi tendeva un arco e chi le frecce fabbricava. Ornato di splendori lo posero tra le braccia della madre.

Lara era commossa. Si pentì di quella sensazione di ribrezzo che aveva provato in passato. Fu sorpresa da quel bimbo, che non aveva nulla di bestiale e non si leggeva che dolcezza sul suo volto. Non capiva come potesse essere nato dal quella belva. Tuttavia la vista di suo figlio le lasciò subito una senso di insoddisfazione. Quegli occhietti era come se si guardassero intorno in cerca di qualcosa. Si leggeva una mancanza nella sua espressione stranita.  Lara la percepiva. Un sentimento che esplose in tremiti e sudore. I suoi muscoli cominciarono a contrarsi dalle spalle all’inguine con violenza inaspettata. Una fitta al ventre. Uno spasmo. Le ninfe accorsero e vedendola agitata, le tolsero il bimbo dalle braccia. Lara affondò le mani nella neve. Stringevano le radici sporgenti del salice. Sentiva che qualcosa premeva per uscire. Una delle compagne accorse subito ai suoi piedi. “Sono gemelli, gemelli!” esclamò, e ancora sangue, ma stavolta nessuno pianto umano. Un grugnito piuttosto, come un ringhio troncato dal freddo. Un cucciolo si faceva largo goffamente verso la luce. Quando venne fuori nessun panno caldo ad accoglierlo, nessuna ninfa osò toccarlo. Cadde sul manto bianco. Non riusciva a reggersi in piedi. Si dimenava per il freddo. Il liquido materno, una brina gelata, sosteneva i pochi peli che gli avvolgevano il collo in una lieve criniera. La testa leonina, il corpo lupesco. Nonostante le piccole zanne destava già timore. Le ninfe alla vista indietreggiarono disgustate. Non capivano, non potevano capire.

Lara invece riconobbe subito quella creatura. La accolse tra le braccia, proteggendola dal freddo col calore dei suoni seni. Poi volle subito l’altro figlio in braccio e di un panno fece un largo nido per entrambi. Li tenne fra le braccia finché versi e vagiti si placarono nella quiete del sonno.

 

 

 

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martedì, 19 settembre 2006

                                                               

                                                                     La bestia e il bambino

 

[racconto a puntate]

Cap.1

'il concepimento':

Una caldo vento profumato dai pollini nuovi, accarezzava le gote di Lara. Il tepore ne accentuava il colore roseo. Gli occhi verdi, socchiusi come boccioli, sognavano paradisi lontani. I fianchi modellavano il prato, si lasciavano accarezzare dai fili d’erba. Quel vento caldo, divino, le ammantava tutto il corpo, gonfiando le vesti come vele. Le accarezzava i capelli, i seni, il ventre, tanto da potersi notare sul viso di Lara piccole rughe di piacere. Un salice ergeva una maestosa cornice alla sorgente: le sue liane pendevano dall’alto a mo’ di baldacchino nuziale, in quel connubio di sensi tra Eolo e la Naide.

Lei sfiorava con le dita il seno gonfio, le corone e il loro centro, poi fin giù con l'ingenuità di una vergine: e il caldo tepore di Eolo divenne mano, e la mano divenne vento, e stuzzicavano entrambi le piccole labbra, dove trovano luce la vita e l’arte di amare. Poi un brivido, una vampata di calore... il piacere, un ansimare interrotto da un rumore improvviso. Lara si destò al suono di un lamento. Giungeva da poco lontano attraverso le fronde fitte del bosco, spaventevole e pietoso allo stesso tempo. Persa la magia del momento, i profumi intensi dei pollini furono solo profumi, il caldo tepore solo caldo, i sogni solo sogni. Lavò la mano bagnata d'amore nel fiume e si fece strada tra i cespugli, finché si trovo a pochi passi da quel verso. Lo cercava. Poi scorse tra l’erba alta la sagoma di un grosso animale. Sdraiato su di un fianco. Gli dava le spalle. Un lupo forse, o un leone. Aveva zanne enormi e zampe poderose. A quella distanza avrebbe potuto balzarle addosso e sbranarla facilmente.

Lara spaventata lo osservò attentamente e si accorse che la bestia era ferita ad una zampa posteriore. La paura divenne pietà. La ninfa si inginocchiò accanto all’animale e ne accarezzò il pelo nero, ispido, sporco di terra e sangue. Sembrava stremato. L’animale impaurito si voltò di scatto e si alzò sulle zampe seppur a fatica. Non doveva essersi accorto dell’arrivo di Lara. Lei, colta alla sprovvista, tentò di indietreggiare ma cadde all’indietro sui glutei. Si reggeva sui gomiti con la schiena che non toccava il suolo. Per alcuni secondi i due si guardarono negli occhi, studiandosi a vicenda: condivisero per un attimo il timore che provavano l’uno per l’altra. Poi ancora il tepore di Eolo. Giungeva alle spalle di Lara. Smosse il lino che la copriva, i capelli che la dipingevano così bella, e gli odori che la rendevano tanto attraente. L’animale annusò il profumo di sesso provenire dalle gambe bianche, e si sentì come fosse stato vicino alla sorgente qualche attimo prima e stesse assaggiando le piccole labbra.

La zampa ferita non frenò gli istinti dell'animale e Lara si accorse subito che la sua curiosità, la pietà erano diventate rischiose.

 

Quelle bestie agiscono con molta foga e poco rispetto per gli oggetti del loro piacere. È una stirpe di mostri, discendenti da Cerbero che, unitosi ad una mortale, ebbe due gemelli, un maschio ed una femmina. Nati da quell’incesto, popolano le zone più buie e fitte di quel bosco, da cui non osano uscire, per paura della luce del sole, che gli offusca la vista e gli stravolge i sensi.

Solo a volte li si può scorgere tra l’erba alta. Forse quando si allontanano troppo dalla selva, inseguendo una preda difficile, o forse il caso ce li fa incontrare, come ad avvisarci che siamo sulla cattiva strada.

 

Lara impaurita tentò una fuga: ruotò il bacino, cercò di rialzarsi velocemente. Ma la bestia fece subito leva sulle gambe posteriori.  Emise un boato per il dolore della ferita. Balzò sulle spalle di Lara con ferocia. Atterrata, la costringeva supina con le zampe anteriori. Lei sentiva il sesso indurirsi contro la sua schiena, cercarla. Tentava maldestramente di sopportare la mole dell’animale reggendosi sulle braccia. E lei spingeva contro il suolo ed il lupo cominciò a spingere contro di lei. Lara urlava invocando aiuto alle altre ninfe, ma i ruggiti della bestia coprivano la sua voce. Tutta la posatezza, la grazia, la bellezza di cui Lara godeva in riva al fiume erano ridotte adesso a pura tensione animale, resistendo…

Un nuovo caldo tepore adesso Lara sentiva nel ventre, ma non come quello del vento, stavolta il calore era materia palpabile, flusso che si riversava dentro di lei, riempiendola. E mentre un certo piacere poteva cominciare a leggersi sul suo viso, la bestia si muoveva con sempre meno foga, fino a fermarsi del tutto ed estrarre il membro. Lei lo sentiva scorrere contro le labbra aperte.

La bestia si accasciò per terra, stremata, dalla ferita sgorgavano le ultime energie. Il fiato morente e i suoi lamenti inciampavano sulle zanne possenti. Lentamente si placarono nel silenzio. Anche Lara giaceva stanca. Il sudore le bagnava tutto il corpo, gli occhi brillavano di paura…una paura che quasi che le aveva fatto piacere. Poi si alzò e fuggi via in lacrime…

 

 

 

 
postato da: yellowshadow alle ore 19:08 | Permalink | commenti (4)
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martedì, 19 settembre 2006

 

La metafora della guerra per rappresentare la mia condizione mi è sembrata la più appropriata.

Che arma scegliereste voi se la vostra vita fosse una continua guerra?

Ho pensato a molti tipi di armi, la spada corta, il gladio, lo spadone medievale, l'ascia, il martello, la picca, la lancia, la mazza, il pugnale, la katana, la sciabola, il machete....(volevo scegliere tra tutte le armi esistenti escludendo quelle inventate dopo l'invenzione della polvere da sparo)...ecco poi ho pensato all'arco: un arma leggera, che si usa a distanza, agile da portarsi dietro, nobile, un'arma che ha dietro una sua filosofia di vita...un'arma infatti che necessita continua applicazione, fredezza di nervi, precisione nella tecnica, pazienza nell'attendere il bersaglio al momento giusto...un'arma che necessita Arte insomma...ecco: più un' arte che un arma...

...il paragone con la penna mi è subito venuto in mente...credo abbiano molto in comune...

'chemistarchery' vuol dire 'il tiro con l'arco del chimico'. Indica un dissidio che ho deciso di risolvere con una simbiosi tra la cosa che mi darà una sicurezza lavorativa e l'arte che amo esercitare.

Dunque benvenuti! Questa è la mia area di tiro con l'arco, la fucina dove fabbrico le mie freccie. Accomodatevi pure, guerrieri di passaggio, e leggete, di grazia, e continuate, se vi aggrata. 

Attenti però!

Prima di uscire allo scoperto, prima di scaricarvi dal peso delle vostre armature per lasciarvi andare in queste letture, guardatevi intorno. Un arciere potrebbe essere già in agguato...

 

                                  -------------------------ed ecco le mie freccie------------>

postato da: yellowshadow alle ore 18:09 | Permalink | commenti (1)
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