La bestia e il bambino
[racconto a puntate]
Cap.3
‘la partenza’
Le ninfe vedevano di cattivo occhio il cucciolo. Erano spesso meschine con lui. Chi sosteneva che quel lupo fosse un demone mandato per punire la madre lussuriosa. Chi tramava di cacciarlo, “ché una volta cresciuto ci divorerà tutte”. Chi si indispettiva, si schifava alla sola vista, e chi invece, lo evitava, come quando si deve convivere con un male orribile e per non sentirne il peso si fa finta che non esista. Le ninfe lo chiamavano Agrios, il selvaggio. Dicevano che prima o poi quella bestia le avrebbe divorato i seni per l’ingordigia. Vi sorprendereste, dopo aver udito queste parole, nell’ammirare la delicatezza dell’animale mentre succhiava dai capezzoli della madre.
Altro trattamento era invece riservato al fratello umano dall’insolita bellezza. Esplodevano le risate ammaliate delle ninfe, al suono di un ruttino, o alla vista di un nuovo gesto, una mossa insolita delle piccole braccia. “Adorabile!” una, “Che Amore!” l’altra, “Di certo un dono divino, lo chiameremo Eromenos, e da noi sarà il più amato!”.
Ma le differenze tra i due fratelli assumevano una luce diversa quando Lara li lasciava da soli giocare insieme ai piedi del salice. Osservandoli si poteva percepire come un’energia arcana che li legava l’un all’altro, che faceva dei due gemelli un tutt’uno. Si captava nelle loro movenze il magico equilibrio della Natura: gli opposti, la forza e la grazia, che non hanno valore se non quando si completano a vicenda. Così il bimbo divertiva l’animale con la sua curiosità. Indicava con il dito i colori dei fiori, il sole che si specchiava nella fonte, il canto simpatico di un uccellino. E mai Lara aveva conosciuto un lupo con un’espressione così “…umana, non trovate?” … “Non t’illudere! È solo l’influenza di Eromenos, dai tempo al suo istinto di emergere…se non lo cacciamo subito ci divorerà tutte!”. Allo stesso modo la bestia spronava il fratello alla lotta, lo stuzzicava con le zampe, gli si gettava addosso facendolo cadere. Il bimbo non sapeva ancora camminare su due piedi e a fatica si dimenava divertito. “Che violenza bestiale! Non si conviene al piccolo…caccialo Lara, non vedi che influenza negativa ha su di lui?”. Lara aveva imparato a non dar retta alle sue compagne. Inoltre notava con entusiasmo che mai Eromenos si procurava un livido o una cicatrice, anzi si commosse nel notare che era spesso Agrios a farsi male per evitare una brutta caduta al fratello o per difenderlo da qualche pericolo. Un giorno ad esempio capitò che una biscia s’imbatté nel corpo dormiente del neonato. Il cucciolo se ne accorse subito e la schiacciò con una zampa, subendo il morso del piccolo rettile.
Mentre la loro sintonia cresceva rapidamente, la neve si ritirava e una nuova primavera varcava lentamente le soglie del bosco. Quando i fiori di Marte sbocciarono in mille colori, il cucciolo era già cresciuto, mentre il fratello era ancora un infante.
Un pomeriggio Lara notò che il bimbo stava imparando a reggersi in piedi. Con le braccia tese in avanti e i pugni che stringevano la coda, barcollava. Il cucciolo gliela offriva da supporto e avanza a passi lenti. Il vento che soffiava leggero sembrava far sobbalzare qua e là le fragili ginocchia. Finalmente dopo molti passi stentati, il bimbo lasciò la presa. Aveva imparato. Lara era gioiosa.
Da quel giorno Agrios ed Eromenos scorazzavano per il bosco. Si arrampicavano sugli alberi alti, nuotavano nei fiumi, si tuffavano dalle rocce delle cascate. Imparavano a capirsi sempre meglio e, usando un linguaggio sconosciuto agli uomini, tessevano fila di sensi sottintesi in ogni espressione del volto, nell’intonazione di ogni verso, nei gesti delle braccia e delle mani, nella posizione delle gambe.
Un pomeriggio li si poteva osservare mentre sguazzavano nella acque basse della sorgente. Ad un tratto un fagiano si fermò a bere e subito Agrios gli balzò sulla schiena addentandogli il collo. Il fratello, all’inizio divertito da quell’improvvisata battuta di caccia, poi si disgustò nel vedere come Agrios si cibava di quel volatile: sembrava così soddisfatto e digeriva il fagiano ancora vivo, morsicandolo ogni tanto. “Pensare che ho smesso da poco di bere il nettare che la mamma prepara per me. E ho ancora limpido nella memoria il gusto del suo latte. Ma come fai? Ma è buono?!”
Il giorno dopo le ninfe aprirono gli occhi al mattino, ma ai piedi del salice trovarono solo Agrios che ronfava. “Dov’è? Dov’è Eromenos?”. Lara preoccupata lo cercava ovunque. Alla fine lo si vide tornare trascinando una grassa oca per il collo “…chissà dove l’ha presa!”. Naturalmente era un regalo per il fratello.
Gli anni volarono via veloci e alla fine d’ogni inverno la sorgente diventava sempre più piccola e la curiosità di Eromenos sempre più grande. Agrios ormai seguiva il fratello ovunque andasse, lo proteggeva dalle insidie, lo ascoltava suonare la cetra, o cacciavano insieme con arco, frecce e zanne. Un giorno Eromenos decise che voleva abbandonare la madre e le ninfe e i vecchi giochi, per partire alla scoperta della vita. Il fratello lo seguì. “Come posso lasciarti andare via da solo?”
Lara li vide crescere, opposti di una stessa medaglia, figli di una violenza feroce e della bellezza divina. Li aveva sentiti. A differenza delle altre ninfe, lei li aveva sentiti un tutt’uno. Aveva percepito la magia che li legava. Così il giorno della loro partenza li salutò senza lacrime agli occhi, convinta che fosse il destino a portarli verso grandi traguardi. Soltanto svelò loro com’erano venuti al mondo: il figlio di Cerbero che l’aveva violata. Gli confidò le impressioni che aveva avuto sulla loro natura, le emozioni che aveva provato nel vederli così uniti.
Infine parlò loro di ciò che sapeva della Natura e della sua magica armonia, gli raccomandò di non dividersi mai, di non essere tracotanti e di accontentarsi di ciò che la vita gli avrebbe dato spontaneamente. “Non tentate la vostra natura, figli miei! È già così delicato l’equilibrio che si è creato tra voi due, che rischiereste di perderlo per sempre. Nutritelo invece e insieme vivrete grandi cose! Se poi un giorno vorrete vedermi, io sarò sempre qui, lieta di accogliervi! E anche lei sarà sempre qui, la vostra fonte natia! Rimarrò sempre qui, perché con questa fonte è il mio destino. Cercate il vostro adesso!”




