chemistarchery
lunedì, 30 aprile 2007

...i miei traguardi, le mie gioie,

i fuochi fatui che hanno ingannato la mia rotta,

le memorie d’altre stelle, d’altre vite.

La riconoscenza ai miei sogni,

le distruzioni, i miei diletti…

le colpe che mai potrò espiare,

la ricognizione del mio dolore…

 

...ma anche la luce, il vento,

il calore che trasmetto e attraggo...

le piccole gocce di speranza che muovono il mondo

e a volte smuovono anche me…

 

...gli aspetti infiniti e cangianti di tutte le cose,

le sfumature che si celano oltre le apparenze,

le loro essenze, le mie reminiscenze…

la tempesta di significati che il mio vascello affronta

e il vuoto assurdo e spaventevole

che molto spesso insorge…

 

...il fatto che mi valuto troppo severamente,

che spesso non mi amo affatto, non amo niente…

o l’entusiasmo che quando mi cattura

strema le mie forze, egoista come l’accidia

che ruba al tempo il suo valore…

 

...la smania di potere che mi agguanta,

quando sono indifeso,

la voglia, il bisogno d’amare che mi prende

quando non sono abbastanza forte per seguirlo…

il piacere del cuore, le emozioni che mai potranno finire…

se solo sapessi come conservarle!

 

I ricordi orribili, sgraziati, che martellano

-meningi stanche- come su chiodi che non vogliono entrare…

la follia, la visione che appare e ricompare…

ed ancora ed ancora la poesia che mai potrò dimenticare…

 

...penna orgoglio, gracchiate coro di audaci interpretazioni,

boriosa allucinazione del potere…

penna ricordo, malinconica fragranza che gusto, pane che a volte

il mio passato sforna senza avviso…

penna amore, quale forza sì soave e ardente a mete tanto nobili,

quale mia inettitudine a reggere la spada, vassallo di lei,

più del tempo di una notte…

penna missione…desidero che mai smetta questa forza,

che mi dia il potere di creare, di lanciare l’animo

a sempre nuove mete…il privilegio di discernere

la gioia dal dolore

l’amore dal potere.

 

postato da: yellowshadow alle ore 12:21 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 12 aprile 2007

 

non sai se ci avresti creduto!

non sai se ci avresti creduto!

non sai se ci avresti creduto!

_ripetevo a me stesso_

...ed ogni intervallo di tempo si riempiva di parole nuove

tra una sinapsi e l'altra oltre i confini del sodio...

mentre il cuore pompava amore

ed odio...

_ripetevo a me stesso_

e chissà! potrei crederci ancora!

…potrei sperare che possa accadere…

d’altronde ora non credo più a niente.

 

. . . ad un certo punto . . .

 

Penserai di esserti perso, riconosciuto in qualcosa che non sa di te stesso…

un specchio ingiallito dal tempo, il ricordo di un gioco bambino perduto.

E non sai nemmeno se ci hai mai creduto,

non sai se ci avresti creduto!

Conquisti in una manciata di ore la fiducia che serve ad affrontare

nuove tappe feroci che ti rendono debole, sempre più paure...

e non sai nemmeno se ci hai mai creduto,

non sai se ci avresti creduto!

Qualcosa ha lasciato dentro te un vuoto, un sospiro di grazia ancora

e il sorriso si spegne nel ricordo di un’incoscienza che scompare…

e non sai nemmeno se ci hai mai creduto,

e non sai se ci avresti creduto.

 

. . . io . . .

 

Ho raccontato alla mia valigia che la coincidenza non è arrivata in tempo,

in realtà ho mancato il binario perché le cose che mi sono lasciato indietro

mi hanno richiamato al loro magico credo…

e chissà! potrei crederci ancora!

Mi risveglio ogni notte, lo stesso sogno, come la memoria lucida di quel attimo:

un attimo ancora e sarei stato lì, sul treno sbagliato e poi fuori da ogni stazione.

E non so nemmeno se potrà mai accadere…

…vorrei sperare che possa accadere…

Si riempiono di grazia gli attimi fugaci in cui il sogno si mescola alla vita reale,

la stessa che avrei voluto poter cambiare, la stessa grazia che avrei voluto conservare!

Ma chissà se ci avrei creduto veramente,

d’altronde ora non credo più a niente.

 

 

  . . . così ti ho persa . . .

 

 

Finalmente sei arrivata e mi chiedi ancora -perché non mi hai mai detto niente?-

-ma cosa avrei dovuto dirti? Il pensiero sfiniva i miei tremiti, tremavano i battiti.

Il mio cuore non ci ha mai creduto così tanto,

così tanto che quando taceva.

Il mio cuore non ti ha mai amato così tanto,

così tanto che quando taceva.

 

La forza di resistere ha bisogno di una spinta ad andare avanti, per riempirsi…tu mi hai dato spesso questa forza ma…scusami se non mi sei mai bastata, scusami…ti ho amata con tutta l’anima, adesso ti ho perduta con molto meno…il fatto è che mi sento sempre insoddisfatto, come avviluppato in un vortice di ricerca, che non ha fine, che non ha mai completezza. Scusami se tu non mi sei mai bastata, e scusami se adesso sono qui a chiederti ancora un soffio di grazia…adesso ne avrei bisogno, più che in ogni altro momento.

Lo so, lo so, hai ragione…questo non basterà per placare la mia insoddisfazione…

perciò se adesso andrai via, ti capirò, amore mio….ma tu perdonami….

 

….addio….

postato da: yellowshadow alle ore 23:20 | Permalink | commenti (10)
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martedì, 10 aprile 2007

                                                        La bestia e il bambino

                                                             [racconto a puntate]

           

                                                             

Cap.5

 

‘Il lupo’

 

 

Dopo giorni di cammino, estenuanti. Dopo mille profumi e luoghi lasciati alle spalle Agrios si chiedeva “ma a che serve questo continuo ‘cercare’? Ma cosa stiamo cercando in realtà? Perchè dobbiamo seguire questa tua curiosità? Perché nasce in te questo strano sentimento?”

Eromenos non dava mai risposte esaurienti. “Che dici Agrios? Pensavo che capissi….tu non sei come gli altri figli di Cerbero, tu sei il mio gemello, se non nell’aspetto, nell’anima! Noi umani abbiamo un grande pensiero. La nostra immaginazione ci porterà lontano… accompagnami in questo cammino…ho bisogno di te, fratello!”

Quando Eromenos continuava con i suoi discorsi sulla enormi potenzialità dell’uomo, sull’importanza di seguire questa curiosità, sulla supremazia dell’ingegno sulla forza, Agrios non capiva e a volte si sentiva offeso…”Ma di che parli?”… ma poi dimenticava. E quando Eromenos si lasciava andare in mille disquisizioni, lui pensava semplicemente che forse aveva bisogno di sfogarsi. “Tutta questa energia che spende nel parlare e nel pensare è quella che non usa per cacciare e attraversare i boschi… l’arco e le mie zampe fanno il lavoro per lui, forse ha solo bisogno di una lunga passeggiata…” pensava tra se e se.

Poco dopo uno screzio li si poteva ammirare mentre giocavano tra l’erba alta, balzavano tra una roccia e l’altra, facevano la lotta come una volta…senza nessun livido.

 

Apollo incuriosito osservava di tanto in tanto le loro piccole imprese dall’alto dell’Olimpo e giocava anche lui…con la cetra tentava di riprodurre la magica armonia delle loro movenze, l’incalzare delle risa e dei versi che si fondevano in un unico clamore gioioso. Ma neanche la cetra di Apollo può emulare la perfezione della natura, la tensione degli opposti a cui tutti soggiacciamo, spesso inconsapevoli. Spesso invece, tracotanti, tentiamo andare oltre: svelare le inaccessibili geometrie del Cosmo, cozzando inesorabilmente contro le nostre limitazioni.

L’immaginazione e la bramosia dell’uomo non possono spingersi oltre il confine segnato dai limiti delle membra.

 

 

Le incomprensioni tra i due restavano solo celate dietro il grande amore che provavano l’uno per l’altro, come fantasmi che si sedimentano nella memoria e attendono il momento giusto tornare a vivere. Troppo spesso il ragazzo trascinava Agrios in mille imprese. Invocava la forza del fratello in suo aiuto. Quando s’imbattevano in belve feroci, Agrios combatteva con grande valore. Eromenos non si dedicava alla lotta se non per gioco, e quasi non cacciava più. Si limitava a spremere delle erbe che aveva scoperto avere “…effetti benefici per le tue ferite, fratello”. Si dedicava maggiormente alla scrittura e alle sue “…ricerche interiori…”. Agrios procurava la selvaggina. Eromenos parlava di “…essenza. Un ‘io’ che non riesco a soddisfare, una voglia d’infinito che m’insegue per tutto il giorno, ed anche se la rifuggo s’impossessa di me durante la sera”.

 

postato da: yellowshadow alle ore 22:26 | Permalink | commenti
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