chemistarchery
domenica, 21 ottobre 2007

 

Cercando la fuga, la libertà, la gioia, la vita…La luce che si può sperare arriva sempre tardi.

Il cielo non si può amare oggi. Appare tetro e impenetrabile.

Il sogno, il sogno fa la differenza. Il sogno senza diffidenza senza paura, senza ingegno, il sogno libero da ogni studio, odio, contegno, congegno.

E le tenebre sono il limite da superare, sono un luogo di circospezione,

una palestra per il cuore, una notte che può essere breve o infinita a seconda di come sappiamo sognare. E la luce è una donna bellissima, che profuma di sesso dolce, di nettare e ambrosia, è una storia lunghissima che non ti stanca mai, è un cielo chiaro di stelle, è un bosco che si erge fantastico e immenso; frutti e cortecce forti e canti d’ogni animale, e il tepore del vento ch’è un frusciare di foglie, mentre il sole si fa spazio tra i rami.

E c’è come uno strano silenzio tutto intorno    c’è come un’atmosfera di saggezza:

ogni filo d’erba, ogni radice, ogni stelo, ogni bocciolo sembra infinito, ogni momento è infinito,

ogni forma della natura mi consola.

In lontananza…rumori soprani baritoni contralti, fruscii e rombi…c’è uno strano odore

di grigio nell’aria. Il cielo s’adombra, la campagna s’intristisce, ogni forma ogni colore

sfiorisce man mano che si avvicina alla tangenziale. La città si erge. Crudele.

Palazzi pesanti posati come bicchieri, riempiti di vite e coscienze, mammiferi bipedi…

…pochi peli, infanzia lunga, uso differenziato di gambe e braccia, ghiandole mammarie,

linguaggio, parole su parole…le parole, le parole sono il diavolo.

Pochi peli, infanzia lunga, ghiandole mammarie. Comunicano tra loro, su loro, accanto a loro. Comunicano mentre guidano, mentre mangiano, in ufficio, nelle pause di riposo.

Comunicano tra i banchi di scuola.

Comunicano.

Le mie sinapsi violate, tengono duro oltre i confini del sodio. Mentre il cuore pompa amore

ed odio, osservo il mondo intorno:

 

Cartelloni pubblicitari, colori, vestiti, ciglia guance cosce seni occhi finti, le ragazze così belle non sono mai esistite. A casa la tv sbiascica, bisbiglia, urla e s’incazza, blatera, si avvoltola in discorsi infiniti d’infinite inestricabili problematiche, senza capire, senza comunicare alcun senso. Le parole. Le parole sono il diavolo. La politica comunica, la tv comunica…senza capire, senza comunicare alcun senso. Mammiferi, lunga infanzia, pochi peli, uso differenziato di gambe e braccia, comunicano, litigano come bambini, lunga infanzia, molto lunga. Il cioccolato può essere di tutti ma tutti ne vogliono un pezzetto di più, anche solo un pezzetto. Il tono della dignità. Si danno il tono della dignità. Comunicano, cartelli pubblicitari, modelli e modelle bellissime. È importante darsi un tono, qualsiasi tono. Comunicano. Portone a portone, cancello a cancello. Comunicano da dietro i portoni e i cancelli e non si sente un cazzo. Da sopra le torri, urlano. Dagli oscuri nascondigli sbraitano disperati e sussultano di dolore. Ma comunicano sempre. Pochi peli, infanzia lunga, uso differenziato di gambe e braccia, ghiandole mammarie. Sono bellissimi. Bellissimi e assetati di bellezza, con questa voglia immensa e morbosa di felicità. Ma sono così tristi. Con questa voglia immensa e morbosa di bellezza, che non trova pace.

 

“Ogni anno le renne della tundra trasportano tribù di nomadi che percorrono migliaia di chilometri; e a vederli mi sembrano felici…ti sembrano felici?” (F.Battiato)

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domenica, 21 ottobre 2007

Sognando di lei e lui

 

 

 

Mi riempie il pensiero di te. Ti cerco dove fa buio,

dove le tue labbra vibrano in posa d’un piacere sognato,

dove l’odore è amaro, la pioggia rugiada che aspetta,

si consuma agl’ultimi raggi d’un tepore stanco, in fretta.

 

Nelle sere, lucida mente, c’è solo il vuoto che riempie.

Lo so, lo so! Non sei mia, non sei con me. Le lenzuola,

friabili petali, ti accarezzano il ventre, i seni, mentre

Il tuo umido cerca le sue mani, le dita, stupirsi ancora.

 

Ora scivola sulle tue gambe, ha il tuo odore. La pelle tira.

Una scossa l’attraversa. Prima della piena è già umida la riva.

Ecco ti sento. Ti vedo, ti accarezzo il viso, ma non ti accorgi.

Ammiro il tuo piacere che scema in un sorriso. Non mi scorgi.

 

Mi riempie il pensiero di te. Ti cerco dove fa buio,

dove le tue labbra vibrano in posa d’un piacere sognato,

dove l’odore è amaro, la pioggia rugiada che aspetta,

si consuma agl’ultimi raggi d’un tepore stanco, in fretta.

postato da: yellowshadow alle ore 14:54 | Permalink | commenti (1)
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