La bestia e il bambino
[racconto a puntate]
Cap. 9
‘libertà’
Gli arti tramutando in bestiale geometria si coprivano di un manto nero. Una coda ispida si allungava dalla colonna sacrale: un residuo di tempi arcani lacerava la pelle, fuoriuscendo in quel presente di sensazioni viscerali. Una forza, che mai aveva sentito, penetrava in fauci che crescevano e gli allargavano il viso. Ed i muscoli dorsali lo costringevano a star giù sulle braccia e sulle gambe che aumentavano la mole. Sentiva di emettere un odore che aveva emesso solo quando era molto stanco dalla corsa o dalla caccia. E si ricordò delle zanne del fratello, cercandosi le mani, e non riusciva a congiungerle senza cadere sul petto. E il ventre non era mai stato così duro e sentiva dall’addome nuova vita che spingeva. E spingeva e spingeva, fino a raschiare la gola con un forte ruggito, ma non faceva male come quando ci provava da bambino, giocando a fare il leone. E sentiva odori a distanza che si attaccavano ad un naso umido di muco, e udiva suoni di ogni sottigliezza, tanto che all’inizio ne fu un po’ confuso. E una trama di sensi e voglie nuove, tessuta da quel istinto improvvisamente liberato, diede un ordine a suoi pensieri, poco prima confusi, storditi e sofferenti. Negli occhi si leggeva “Libertà”
spezzate. daivano ilme, dove la corse in riva al fiume, dove la gabbia del giovane amante incatenato era ormaite dalle onde di Un mattino presto dopo una luna piena e densa, tremarono le foglie e le più secche caddero nel fiume investite dalle onde di un rumore. Ruggiva la foresta ed il clamore s’insinuò nella testa delle ninfe, fin dentro i loro sogni, nutriti avidamente dall’estasi notturne… E tutti si allarmarono, improvvisamente desti, confusi da fumi ancora non smaltiti, impauriti si guardarono intorno, ruminando tra i pensieri, cercando la causa di ciò che li turbava. Alcuni si precipitarono a controllare la gabbia. La trovarono squartata. Segni di zanne, sventrata. “Quale bestia può averlo fatto?”. Un solo sospetto: “Che sia tornato quel lupo a liberare il padrone?” Poi ad un tratto uno strano silenzio, come un agguato. Le ninfe si guardavano intorno, impaurite nell’attesa che qualcosa si rivelasse loro, intanto scorgevano delle tracce: ”quattro, solo quattro zampe e non sei!”.
Il sole filtrava dalle fronde degli alberi, e sotto di essi tramavano tenebre e rumori. Satiri e Ninfe si riunirono, discutendo sul da farsi. Un ramo d’improvviso strepita a poca distanza e da esso balza nel mucchio un animale di grossa stazza, ringhia con i canini in mostra. Le ninfe tremano. I satiri, gelati dalla paura, non riescono a fuggire. L’animale li guarda con rabbia e parla loro:
“Sedotto, mi avete rubato l’anima e corrotto, ogni innocenza un lauto pasto, ogni gioia,
maturo frutto da succhiare! Rubata l’anima! Solo una parte di quel giovane è rimasta…
Quella che piangeva per il fratello perduto, quella che sperava rivedere il sole, quella che è rimasta sola, e nient’altro ha avuto se non clamore di musiche ossesse e fantasie iniettate!
Quella divisa dal fratello che mi proteggeva, ma rieccolo anche lui, qui davanti a voi, adesso siamo una cosa sola. Ho nutrito i vostri piaceri fino ad ora. Allo stesso modo voi nutrirete le mie fauci!”
Eromenos tramutato in lupo, quel giorno si cibò dei Fauni e delle Menadi che lo avevano imprigionato. Poi fuggi dal bosco verso la libertà.
Adesso corre veloce per foreste e praterie, non suona l’arpa, non riesce a tendere l’arco. Caccia con foga e digerisce le prede ancora vive, morsicandole ogni tanto. Col solo calore del suo corpo si protegge dal freddo delle notti. Solo una cosa gli manca. Il fratello perduto. “Chissà dove sarà finito!”. Lo cerca nella luna e nelle stelle.
Così spesso di notte, sentiamo degli ululati provenire dalla nostra mente, e non da fuori, e non sappiamo spiegarci il motivo. Sono come memorie arcane, scolpite nelle nostre anime che si avvolgono in spirali senza fine, tracciando le geometrie della vita umana. Ci ricordano delle vicenda di Agrios ed Eromenos, degli opposti, la forza e la grazia, che non hanno valore se non quando si completano a vicenda. Altrimenti tutto diviene caos e perdizione, senza via d’uscita.





