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domenica, 20 gennaio 2008

La mia Città

 

Stamattina alla finestra ho alzato lo sguardo oltre la tangenziale. Sui raccordi ho visto le macchine danzare con le ciglia attive, in un apri e chiudi velocissimo, per scansarsi l’acqua dagli occhi. Guardo giù. Fili d’erba sparsi, qua e là per il viale su cui mi affaccio. La mia vicina cammina. L’ombrello aperto la protegge dalla pioggia e dal mio sguardo. La finestra è chiusa, il vetro appannato. Faccio il gesto d’un saluto…insonorizzato.

Mi sono alzato presto dal letto stamattina. Mi ha svegliato il tintillare della pioggia. Ho avuto quasi paura che i muri trasudassero il cielo. Stamattina è piovuto il cielo, il mare, i sogni tutti insieme in un tratto di tempo tra il mio risveglio e la sveglia. DiiinDì  DiiiinDì  DiiiinDì. Si chiama inFausto, lo squillio inopportuno del microfono. L’ho ribattezzato al suo secondo giorno di lavoro. Il primo giorno: apro la scatola e c’era scritto “SuONY”. Odio quella sveglia, ma stamattina l’ho preceduta.

Mi piace quando piove, quella sensazione di malinconia, che tutto sembra immobile, saldato al cemento, premuto dalle lacrime del cielo. Le macchine annaspavano come natanti aggrappati a salvagente neri. Le osservavo stamattina dalla mia finestra. Sì, fin qua ci siamo…anzi no! Scusate, vi ho mentito! Non pioveva affatto stamattina. Vi ho preso in giro. Il cliché della pioggia ha il suo fascino, bisogna ammetterlo. Volevo solo distogliere la vostra attenzione, la mia attenzione su ciò che sentivo premere da dentro, stamattina, quando mi sono affacciato alla finestra, alzando lo sguardo oltre la tangenziale. Un pensiero, una voglia, che mi sembra patetico parlarne. Ma forse è meglio. Forse è meglio il ‘pathos’ che il silenzio di chi si nasconde….facciamo così:

Ho alzato i miei occhi. Cercavo una fuga dai miei sogni strani, una vita oltre la tangenziale. Stamattina. Oltre i raccordi anulari. Ma c’era ancora tangenziale ed ancora. Ed ancora. Così abbasso lo sguardo dall’orizzonte. La mia vicina cammina sul viale sotto casa. “CIAOOO; COME STAI?”  “BENE” .. Sorride. Sorrido. Le mando un bacio. Pare siamo sincronizzati. Mi sveglio io e lei è appena uscita. Sono le otto, in effetti potrei fare più presto. La sveglia ha già suonato da un pezzo. Ora tace, timorosa dei miei pugni. La città è già sveglia. La guardo che si staglia ovunque, collegata alla tangenziale coi raccordi che sembrano le liane della giungla. Stamattina alla finestra. C’è tutto un groviglio di liane ed alberi. I palazzi sembrano usciti da sotto terra, scavando come talpe. Le fronde arrivano fino al cielo, si aprono in una nube di smog e grandi foglie, piante sempre grigie. Certi giorni c’è così tanto smog che il cielo non si può amare. Appare tetro e impenetrabile. Ti lascia solo sognare che ci sia qualcosa oltre. Ti lascia immaginare, con questa immaginazione rattrappita e fiacca, drogata da troppe sconfitte. Poverina. La immagino calcolare autobus ed orari, districarsi nel traffico. Attraversando la strada, si sente una cerva braccata. Se non l’attraverso, mi sento prigioniero della piena di un fiume. Ce ne vuole di arte per vivere in città. Per sopravvivere: un sacco di immaginazione!

La mia città è una palestra per il cuore. Specialmente la sera, quando torno in macchina stanco i cartelloni pubblicitari mi confondono i sensi, e le luci poi mi affliggono. Abbaglianti. E la gente che è sempre più nervosa man mano che scende il soleeeee OLè appena è sceso esplode un bordello di clacson e sfuriate frenate ringhiate broooon bruuuum. Dove sei? Mister muscolo idraulico gel? Aiutami a superare la fila. Diventare ruscello che scorre veloce, oppure acido che liberi queste tubature ostruite, le strade, le città, le menti. “Tieniti forte” mi ripeto. Così mi faccio coraggio e le mie sinapsi si tendono come i fili per stendere la biancheria. Violate, oltre i confini del sodio. Mentre il cuore pompa nelle vene, avvelenate da anidridi e solfati, amore ed odio.

A volte sento il bisogno di evadere. Cammino e penso ad altro. Sogno di calpestare un manto d’erba, di attraversare vaste radure luminose e boschi dagli odori aspri, di muschio che cresce sopra ai sassi, di rugiada e frutti. Sento gli uccelli fringuellare giocosi, i cinghiali agili che correndo fanno scrocchiare gli arbusti. Poi ad intervalli c’è come uno strano “silenzio” tutto intorno  …immaginifica sensazione. C’è come un’atmosfera di saggezza: ogni filo d’erba, ogni radice, ogni stelo, ogni bocciolo sembra infinito, ogni momento è infinito, ogni forma della natura mi consola. POOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO “coglione! È rossooooooooo!”. Avevo scambiato un albero per il semaforo. In effetti mi chiedevo cosa fosse quel grosso frutto comparso di colpo. POOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO rumori soprani baritoni contralti, fruscii e rombi…c’è uno strano odore di grigio nell’aria. Un tizio accosta. Gli è andata in fumo la marmitta. Sono scappato subito a casa. Poi a nanna, sotto le coperte che ti avvolgono consolanti…immaginifica sensazione…torno nel bosco.

Ho cercato oltre la tangenziale stamattina. Oltre i raccordi: palazzi pesanti posati come bicchieri, riempiti di vite e coscienze: mammiferi bipedi, pochi peli, infanzia lunga, uso differenziato di gambe e braccia, ghiandole mammarie, uso del linguaggio, parole su parole. Le parole. Le parole sono il diavolo. Così oggi non sono uscito. Avevo paura. Sono rimasto a casa. In silenzio. A contemplare lo spettacolo dentro me stesso. Stamattina. A cercare i miei fantasmi, per stanarli dai buchi che hanno scavato. Mi ha ispirato una poesia: “La circospezione del silenzio”. Ma non l’ho mai scritta. È la mia opera meglio riuscita. Se penso che me l’ha ispirata la tangenziale mi da una strana sensazione. Per questo è da stamattina che non mi affaccio alla finestra: per questa strana sensazione di desolazione. È tutto grigio, se guardo dentro casa ci sono più colori. C’è anche la piccola finestra virtuale. Se ci guardi dentro puoi osservare altre mille finestre virtuali, anche se la mia prende solo una decina di canali. Avete presente uno di quegli apparecchi che si trova a casa dei nonni, che fanno un rumore strano quando l’accendi o cambi canale? L’ accendo pzz per distrarmi faccio un po’ di zapping…

…un boato una grande luce ho sentito mia figlia che urlava che aveva sentita il botto si conclude così la trage pzz scusa ho bisogno di qualche ora visto che il marito pzzz son stati fatti dei tentativi rispetto alla spettroscopia pzz chi sistemerebbe le scatole di pizza cos pzz vuole farmi andare sui nervi quella Orazio devi promettermi che convincerai Giulia la figlia di Adelina di dire a Marisa pzz dimmi che stavi scherzando amore pzz apriamo la bust pzz splendido splenden pzz come pensate di pzz capelli neutro pzz abbona pzz am pzz faci pzz fa pzz re pzz un pazzo filmato davanti al municipio che urla a squarcia gola parole senza senso, uno scoop sensazionale, ecco a voi il filmato …BISBIIIIGLIA UUURLA E S’INCAZZA BLATERA SI AVVOLTOLA IN DISCORSI INFINITI D’INFINITE INESTRICABILI PROBLEMATICHE, SENZA CAPIRE, SENZA COMUNICARE ALCUN SENSO. TUTTI COMUNICANO…LA TV COMUNICA SENZA CAPIRE…SENZA COMUNICARE ALCUN SENSO. BASTA CON LE PAROOOOLE! LE PAROLE SONO IL DIAVOLO! MAMMIFERI, LUNGA INFANZIA, POCHI PELI, USO DIFFERENZIATO DI GAMBE E BRACCIA, COMUNICANO, LITIGANO COME BAMBINI, LUNGA INFANZIA, MOOOOLTO LUNGA. IL CIOCCOLATOOO! TUTTI NE VOGLIONO UN POCHETTO Più DEGLI ALTRIII! IL TONO DELLA DIGNITà, SI DANNO IL TONO DELLA DIGNITAAAAAAA!!! COMUNICANO, CARTELLI PUBBLICITARI, MODELLI E MODELLE COSì BELLI NON SONO MAI ESISTITI SONO FIIINTIIIIII! È IMPORTANTE DARSI UN TONO. IL POTERE COMUNICA PORTA PER PORTA. IL POTEREEE! COMUNICANO DA DIETRO I PORTONI E I CANCELLI!!! NON SI CAPISCE UN CAZZOOO!!!! pzz con alice pzz non mentivo sul lavoro Mike pzz quella leggenda della sindo pzz tentativi perché nel 2002 mi madre si è amma pzz  le tue scarpine oiè pzz.

Quando spengo la tv, tutta quella gente che si agitava sui palcoscenici della notorietà davanti ai miei occhi un secondo prima, un secondo dopo svanisce. In un clic li ho uccisi tutti in una volta ed ora c’è solo il nero catodico. Tutti in una volta. Mmm…”tutti in una volta” e poi si lamentano del terrorismo internazionale. Ma il terrorismo è in tutti noi. Si aggira nelle nostre case, tra le nostre piccole azioni quotidiane. Sboccia anche, seppur in minuscoli fiori, all’apice dei nostri più futili intenti. Ad esempio quando uno spegne la tv e li uccide tutti in una volta, assapora il lato oscuro del potere. Il genocidio giornaliero del popolo della tv. Il primo terrorismo è ucciderli tutti così. Il secondo è riportarli in vita ogni volta che si vuole con uno stupido banale clic. Ma Basta! Mi sto facendo prendere dalla tristezza! Masturbazioni mentali! E che sarà mai una ventina di tasti di plastica e un tubo che spara fotoni! Ma si! Che sarà mai! Tutt’al più che ho cose più importanti da raccontare. Ad esempio che oggi ti ho pensata! Già! Ti ho pesata intensamente e non volevo lasciar andare via quel sogno in cui ero caduto. Volevo che restasse ancora un po’ con me per tenermi compagnia, per scaldarmi un po’, visto che ho anche la stufa rotta. Al solito ho dovuto fare da solo! Perchè è arrivato lui, il tuo lui, ad invadere i confini dei miei sogni! Mi sono svegliato di colpo: rabbia. Devo sfogarmi sennò esplodo! Così mi metto alla macchina da scrivere: appena seduto davanti alla tastiera il foglio bianco mi guarda. Lo guardo. Poi i nostri intenti s’incontrano e… Clic clic clic cla clic clic cla slac frrrrrsh … clic clic cla clic clic clic clic clac frrrrrsh …

 

Dio! Eravate maledettamente belli insieme! Sentivo un piacere puro sprigionarsi in te quando stavi accanto a lui. Non c’era cattiveria nelle tue parole. La tua voce, una carezza. Non c'è brama nel tuo piacere, non c'è amaro nel tuo odore. Puro, dolce. I boccoli si posano sulla spalle, soffici. Sei discreta nelle movenze, ma è forte e invadente la tua luce. La gioia che spiri trapassa ogni paura. Esplode un coraggio nuovo in me, il segno che mi sto innamorando. Ma c'è nell'aria qualcosa che mi allontana da te...il tuo solo lui. Quando ti allontani non ti volti a salutarmi. Così. Come se niente fosse. Come se non ti fossi accorta. Sono stato bravo allora. Celare. Celare è un arte concessa a pochi. I più contengono forzatamente le emozioni, imprigionate nel cuore, in una stasi immobile e fredda. Io invece conservo tempeste di lava, faccio attenzione a trattenerle bene ad ogni sospiro. Tu non devi sapere. Piccole dighe svuotano il cuore. Lentamente riverso flussi impercettibili di calore sul mondo. Dolci, lenti, scorrono in canali nascosti sotto le parole senza senso, attraversano inosservati le grotte sotterranee delle cose non dette. Per sentieri di fortuna, si districano come serpi tra le dune dei silenzi, tra un sorso di birra e l'altro, tra una canzone e l'altra. "Mi scusi, potrebbe abbassare? La musica è fortissima e qui non si può nemmeno parlare!". Così ti allontani...lui ti abbraccia. Come se niente fosse il cielo continua a splendere. Le stelle. Il sonno. L'oblio. Lo invoco nelle notti di luna piena, quando ogni impeto si esalta, quando l’amore vuole uscire dagli argini in cui l’avevo costretto. Vuole esplodere. Preme. Vorrei dissolvermi in quell’onda! Vorrei questo in quei momenti! Vorrei essere nulla e tutto. Invece so che soffrirò. Che lo spirito di luna strattonerà le mie membra, i miei muscoli, i miei nervi. Tesi, resteranno. Resisteranno, conterranno. Tendini lacerati ad ogni inserzione, ed ogni osso tiene duro. Il cuore batte stanco e mi rivela le coordinate: nei suoi stenti leggo la mia incolmabile distanza dal firmamento. Le luci in cui vorrei perdermi del tutto. L’incolmabile distanza dai miei sogni. Diventare tutto. Diventare nulla. Vederti ancora. So che quando accadrà sarò un po' più forte. Un po' più vicino ai crateri della luna, ai teoremi del sole, ed ogni goccia trasportata dal vento si poserà sui miei tremiti forti come una carezza impercettibile. Come il fruscio del pulviscolo contro una roccia. Come una fibra di luce che si aggrappa ad un ramo, all'ombra di alte fronde. Come un amore che non riesco quasi più a sentire, perchè il dolore preme. Preme. Come un piacere che si gela tristemente, fiore di pesco intrappolato nel ghiaccio. Sarà così la prossima volta che ti vedrò. Farò così la prossima volta, come se niente fosse. Farò così: "Ciao come stai?" "Bene grazie e tu?" "Bene. Anzi benone! Oddio...scusa ma non ricordo come ti chiami!" "Ma come non ricordi? Mi chiamo 'ennesimasperanzadissolta' "  "Ah già, è vero!"

                                                                  

Pochi peli, infanzia lunga, uso differenziato di gambe e braccia, ghiandole mammarie, uso del linguaggio, abitudinari, abili costruttori, l’uso spropositato della geometria li ha resi confusi. Sono bellissimi. Bellissimi e assetati di bellezza, con questa voglia immensa di felicità. Ma non trovate che siano un po’ tristi? Con questa voglia immensa di bellezza, che non trova pace?

Basta! Basta con questa messinscena! Vi dico la verità. La vera verità! Ho alzato i miei occhi oltre la tangenziale stamattina. Mi affaccio alla finestra e pioveva! Da questa finestra che è il mio pezzo di cielo in affitto. Mi ha svegliato presto il tintillare della pioggia. Non mi ero mai svegliato così presto. Ho visto le poche macchine danzare sui raccordi. A quell’ora c’è poco traffico. Così ho deciso di uscire. Volevo farmi un giro in auto sulle strade deserte. Sentire cosa si prova. Non ve l’ho detto perché pensavo fosse stupido: “sentire cosa si prova a guidare su strade deserte”, che infantilismo!

Sono sceso in cortile. Andavo verso il garage e…che strana sensazione: sono uscito di casa prima della mia vicina. Chiave. Bruuummm. Un attimo dopo sono sulla tangenziale, poi la prima uscita. Cavalco le onde sul raccordo, la liana mi porta più vicino al centro della giungla. Eccomi su un viale. Il semaforo che è rosso stoppa il tempo. Tutti fermi sull’attenti. Ai semafori mi piace osservare gli altri. Faccio sempre tante considerazioni tra me e me. Ad esempio stamattina ho pensato che, nonostante l’aria condizionata, i sedili riscaldabili di pelle, lettore mp3, dvd, schermi al plasma con play station integrata, sensori per il parcheggio, navigatore satellitare, frigo bar, le auto sono scomode. Catafratti da battaglia: c’era una lussuosa carrozza armata sulla seconda. Il bimbo sul sedile posteriore giocava con la condensa, nonostante la play station. Mi tende la mano. Il finestrino è appannato. Fa il gesto di un saluto…insonorizzato. POOOO. È verde. Poco dopo eccomi arrivato. Accosto e parcheggio. Proprio come mi hanno insegnato alla scuola guida. “Appoggia la mano e controlla dietro! Stai attento”. Controllo dietro. Sto attento. Scendo. Il municipio. Lo guardo. Mi guarda. Poi i nostri intenti si scontrano. E comincio a urlare.

Vi piacerebbe vero? Splendido finale. La bugia nella bugia. Invece no! Non urlo! Invece vi scrivo che prendo una delle bombolette spray che tengo nel cofano e in rosso scrivo sul grande portone di legno: “Le parole, le parole sono il diavolo!”. Bello eh? Ma è già visto, già noto. La bugia della bugia nella bugia. Già detto, già fatto. Forse è meglio tacere! Ecco, geniale! Tacere. Celare. È un’ arte concessa a pochi. Mi piace! Particolare! Non detto, non visto! Ok, deciso, non scrivo più. Il racconto finisce qui. Sto per terminare. Tre. Due. Uno. Pzz.

postato da: yellowshadow alle ore 01:36 | Permalink | commenti (1)
Commenti
#1    01 Febbraio 2008 - 17:49
 
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